Non tutti sanno che...

L'ORO
L'oro fu il primo metallo ad essere conosciuto dall'uomo...(continua)
L'ARGENTO
L'argento è un metallo che raramente in natura si trova allo stato puro...(continua)
IL PLATINO
Era il 1700 quando il platino si fa conoscere all'uomo rivelandosi quasi un secolo dopo come il più prezioso dei metalli...(continua)
IL DIAMANTE
Minerale dall'elevata durezza e dalla diffusa lucentezza, il diamante è in assoluto la gemma per antonomasia ormai da qualche secolo (dal 1600) e il suo primato è tuttora imbattuto...(continua)
IL RUBINO
E' la pietra, rossa per eccellenza, che incontra le maggiori approvazioni in gioielleria, dopo il diamante, ed è tra le più ricercate dai grandi collezionisti...(continua)
LO ZAFFIRO
E' meno prezioso del rubino, dal momento che la produzione dei giacimenti dello zaffiro viene valutata venti volte superiore; resta tuttavia una pietra estremamente pregiata e largamente utilizzata in gioielleria...(continua)
LO SMERALDO
Gemma dal fascino misterioso, lo smeraldo ha un valore assai elevato, pari a quello del rubino...(continua)
IL SEGRETO PIU' AFFASCINANTE DEI MARI: LA PERLA
Fin dall'antichità la perla ha rappresentato la gemma più affascinante e nel contempo la più misteriosa...(continua)
 

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L'oro

L'oro fu il primo metallo ad essere conosciuto dall'uomo. È un materiale molto malleabile e duttile ed è per questo che in gioielleria non viene mai usato allo stato puro ma legato ad altri metalli. In Italia solitamente si usa l'oro a 18 carati. Questo significa che per ogni 100 grammi di metallo 75 grammi devono essere oro. I grammi rimanenti sono costituiti da altri metalli che oltretutto ne determinano il colore. L'oro giallo contiene in proporzione 75 di oro, 15 di argento, 10 di rame. L'oro rosa contiene in proporzione 75 di oro, 12,5 di argento, 12,5 di rame. L'oro bianco contiene in proporzione 75 di oro, 15,8 di rame, 6,2 di nichel e 3 di zinco. Come si può ben notare a differenza delle credenze "popolari" l'oro bianco non contiene argento. L'oro verde contiene in proporzione 75 di oro, 23 di argento e 2 di rame. Tutti gli oggetti d'oro prodotti e commercializzati in Italia devono avere il marchio 750.

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L'argento

L'argento è un metallo che raramente in natura si trova allo stato puro. Normalmente è legato ad altri metalli soprattutto al piombo e al rame. Viene ottenuto, quindi, dall'estrazione di altri metalli. L'argento è un metallo molto duttile e malleabile e come per l'oro si usa una lega per poterlo rendere forte e resistente. Gli oggetti in metallo contengono in proporzione 80 di argento e 20 di rame. A volte però si usa anche l'argento al titolo 925/000 (significa che la proporzione di argento su 1000 grammi è di 925) usato soprattutto all'estero. Tuttavia alcuni oggetti, come per esempio la posateria o il vasellame si usa la lega 800 millesimi che più resistente è più adatta a questi oggetti d'uso.

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Il platino

Era il 1700 quando il platino si fa conoscere all'uomo rivelandosi quasi un secolo dopo come il più prezioso dei metalli. Il platino è malleabile e duttile ma rispetto all'oro possiede in più un'incredibile resistenza. Proprio per questo il platino può essere lavorato con un altissimo livello di purezza: 950/1000. Il suo colore bianco naturale e la sua luminosità lo rende ideale per le montature dei diamanti.

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Il diamante

Minerale dall'elevata durezza e dalla diffusa lucentezza, il diamante è in assoluto la gemma per antonomasia ormai da qualche secolo (dal 1600) e il suo primato è tuttora imbattuto. Caratteristiche principali: i criteri di valutazione che permettono di individuare le più importanti caratteristiche del diamante e di conseguenza anche il suo valore, sono rappresentati dalle cosiddette "quattro C", dalle iniziali dei nomi inglesi: colour - clarity -carat - cut. Il colore - Nella maggior parte dei casi il diamante è incolore, ma può essere anche bianco-azzurro, giallo paglierino, rosso, nero. La sfumatura tendente al giallo prevale quando la pietra è particolarmente grande. La purezza - Puro è definito il diamante che non presenta inclusioni, cioè è perfetto al suo interno, a una lente di dieci ingrandimenti. In genere però alcune inclusioni esistono, di grandezza variabile. Il peso - L'unità di peso del diamante, così come delle pietre preziose, è il carato, che corrisponde a 200 milligrammi. Un diamante di alta caratura è più difficile da ottenere, poiché quelli grezzi di grandi dimensioni sono molto rari. Il taglio - La fase iniziale è rappresentata dallo studio attento del diamante grezzo, che deciderà il tipo di taglio. Il più classico è quello di forma rotonda a 57 facce, denominato "taglio brillante", che consente di individuare la luminosità massima di ogni pietra. Altri tagli sono: ovale, a smeraldo, a cuore, a goccia, a marquise. Un altro aspetto fondamentale del diamante è la sua assoluta durezza, che, insieme alla sua estrema lucentezza, ne fa un esemplare unico in natura: le faccette hanno un aspetto quasi tagliente, conferito proprio da queste due caratteristiche. Attualmente i maggiori giacimenti si trovano in Sudafrica, in Tanzania, in Sierra Leone, in Angola, in Venezuela, in Brasile, in Australia e in India. Le origini e la storia - L'etimologia del nome ci rimanda al termine greco "adamas", che significa "invincibile, indomabile", come è attestato anche da Plinio il Vecchio, nella sua Naturalis Historia: "La prova si fa a colpi di martello su un 'incudine, perché respinge il ferro fino a vibrare… perciò fu chiamato l'Indomabile". Fin dall'antichità il diamante possedeva notevoli capacità seduttive; circolavano infatti, soprattutto nell'antica Roma, curiose leggende sui suoi poteri ed influssi protettivi, che ben presto gli valsero il ruolo di talismano. La condizione fondamentale era che il diamante che andava in dono a qualcuno non doveva essere appartenuto a nessuno prima; solo così si veniva preservati dagli influssi negativi. In epoca più tarda fu protagonista di alterne vicende, in quanto, soprattutto nel Rinascimento, perse momentaneamente il suo primato per lasciare il posto ad altre pietre più colorate o alle candide perle. Ma questo momento di debolezza durò poco: nel XVII secolo il diamante ritornò in auge, grazie anche alla realizzazione di nuovi tagli, come quello a cuscino, dalla forma arrotondata e quello a rosa, con la base piatta. Intorno al 1700 l'italiano Vincenzo Peruzzi creò l'antenato del tipico taglio a brillante, dando così maggiore risalto agli effetti di rifrazione della luce caratteristici del diamante. Nel nostro secolo la tradizione lo vuole c pietra simbolo di purezza e di pregio, ma soprattutto di eterno amore: è la preferita dalle promesse spose, che sfoggiano voltieri gli anelli di diamanti regalati dai loro fidanzati! Inoltre il diamante dona saggezza e forza d'animo ed è riconosciuto universalmente come la "pietra della riconciliazione", non solo tra innamorati, ma anche tra parenti e amici.

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Il rubino

E' la pietra, rossa per eccellenza, che incontra le maggiori approvazioni in gioielleria, dopo il diamante, ed è tra le più ricercate dai grandi collezionisti. Il rubino risponde infatti perfettamente ai requisiti essenziali che una gemma deve possedere: elevata durezza, splendida lucentezza ed estrema rarità. Caratteristiche principali - Il rubino deve il suo colore rosso vivo alla presenza di alcune tracce di ossido di cromo e, talvolta, di ferro: queste sostanze sono le responsabili delle gradazioni cromatiche che lo caratterizzano. Per essere veramente pregiata questa pietra deve presentare una colorazione uniforme, intensa, né troppo scura né troppo chiara. Il rosso presenta varie tonalità: il più pregiato è noto come sangue di piccione, molto intenso, con sfumature bluastre, piuttosto raro in natura, presente soprattutto nei giacimenti della Birmania. Un'altra gradazione cromatica di rosso tipica del rubino è quella che tende al marrone, anch'essa molto pregiata. I rubini della Tanzania sono invece più opachi, mentre quelli della Thailandia presentano una colorazione rosso cupa. Un'altra importante caratteristica del rubino è rappresentata dalla trasparenza, che può però essere compromessa dalle cosiddette inclusioni: si tratta di sostanze estranee, molto frequenti, che in genere compaiono sotto forma di strie. Quando non sono eccessivamente fitte o scure possono addirittura costituire motivo di vanto per il rubino, infatti permettono di "leggere" e di interpretare la pietra. Infine, il tipo di taglio è fondamentale per l'estetica del rubino: solitamente, nei luoghi in cui si trovano i giacimenti, si tende a non far perdere troppo peso alla pietra, ma a causa delle dimensioni, in Europa in genere viene sottoposto ad un nuovo taglio. Il 70% della produzione di rubini di qualità pregiate proviene dai giacimenti della Birmania, della Thailandia (Siam), dello Sri Lanka e della Tanzania; tuttavia solamente 1'1% del materiale estratto si può utilizzare in gemmologia ed è molto raro trovare pietre superiori ai 10 carati. Le origini e la storia - Rubino deriva dal latino classico rubeus, che significa "rosso" e ben si adatta alla caratteristica più visibile di questa affascinante pietra preziosa. In natura è possibile trovarlo sotto forma di prisma, romboedro, esagono tabulare, lungo il letto dei fiumi, estratto quindi in depositi alluvionali. È una gemma di provenienza minerale, che in genere si forma a causa di un contatto tra una roccia calcarea impura e un magma, massa fluida ad altissima temperatura. Prediletto soprattutto nei paesi orientali, il rubino ha origini molto antiche: è infatti necessario risalire al I secolo a.C. per poterlo rintracciare in India, all'epoca delle potenti dinastie regnanti nella penisola. Qui il rubino veniva utilizzato per adornare i gioielli delle imperatrici, ma una delle sue importanti funzioni era anche quella di essere incastonato in vasi, scrigni e troni. Un esempio è rappresentato dal trono di Nadir Shah, imperatore Moghul, in oro, completamente tappezzato di rubini, che oggi è possibile ammirare al museo Topkapi di Istanbul. In epoca medioevale la pietra era già da tempo conosciuta anche in Occidente: ben presto il rubino conquistò i cristiani, che intravedevano nel colore una forte affinità con il sangue di Cristo. Successivamente, durante il Rinascimento, questa pietra preziosa divenne il simbolo dei regnanti dei vari stati, del loro infinito potere e della loro ricchezza: non c'era gioiello sul quale non spiccasse il colore purpureo dell'incantevole gemma. Un particolare curioso, che fa ben comprendere l'onnipresenza del rubino tra le preziosità dei re, è costituito dal fatto che, oltre ad essere montato su anelli, medaglioni, else di spade, compariva persino sugli abiti. Enrico VIII d'Inghilterra, famoso per essersi proclamato capo della Chiesa inglese, apprezzava particolarmente la gemma, tant'è che le sue vesti erano intessute di rubini in notevole quantità. Oggi il rubino, considerato da sempre la pietra "maschile" per antonomasia, conserva la simbologia della dignità regale, della passione e della forza.

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Lo zaffiro

E' meno prezioso del rubino, dal momento che la produzione dei giacimenti dello zaffiro viene valutata venti volte superiore; resta tuttavia una pietra estremamente pregiata e largamente utilizzata in gioielleria. Lo caratterizzano elevata durezza e diffusa lucentezza. Caratteristiche principali - Il fascino di questa gemma si riconosce principalmente dal colore tipico dello zaffiro, che si presenta, come nel caso del rubino, in varie tonalità: dall'azzurro-blu vellutato, al fiordaliso, al blu notte. Lo zaffiro più pregiato è quello blu vellutato simile al fiordaliso, varietà rara, individuata alla fine del 1800 nelle miniere indiane del Cachemire, e che attualmente si trova, in piccole quantità, in Birmania, nello Sri Lanka, in Thailandia e in Cambogia. Altre gemme più o meno apprezzate riguardano lo zaffiro blu con lievi sfumature verdi, quello blu elettrico, quello più chiaro e tendente al violaceo ed infine quello molto scuro, con sfumature verdi simili ad inchiostro. Uno zaffiro di alto valore si riconosce anche dalla trasparenza: come già visto per il rubino, le inclusioni che inevitabilmente si formano possono produrre irregolarità nello zaffiro con conseguenti e piacevoli effetti ottici. Le inclusioni, però, non devono essere eccessive, altrimenti potrebbero compromettere la limpidezza e la lucentezza della pietra, che risulterebbe così opacizzata. Il taglio di questa gemma può essere rotondo, ovale, ma anche a cuore, navette e carrè (quadrato): sono conosciute anche alcune pietre incise. Le origini e la storia - Zaffiro deriva dal termine greco "sappheirois", che significa "azzurro" e ha un'origine simile a quella del rubino, anche se meno raro di quest'ultimo. Le sostanze coloranti dello zaffiro, infatti, si trovano in natura in quantità maggiore rispetto al cromo che conferisce il tipico colore rosso al rubino. Conosciuta ed amata fin dall'antichità, è sempre stata considerata una tra le pietre regali per eccellenza. Il re d'Israele Salomone, uomo di eccezionale saggezza, aveva sempre al dito, come insegna regale, un anello con zaffiro, come è testimoniato dalla Bibbia. In epoca romana lo zaffiro era apprezzato soprattutto per le sue proprietà curative, contro l'affaticamento, le ulcere e la cecità; lo storico e naturalista Plinio il Vecchio ne tesseva le lodi, definendola "pietra superiore ad ogni prezzo e ad ogni umana valutazione, cosicché a molti uomini una gemma di queste basta per poter contemplare tutta la natura". Nel Medioevo si diffuse velocemente in Europa, dove, insieme ad altre gemme, venne utilizzata largamente in gioielleria. Grazie al suo colore azzurro cielo i cristiani elevarono lo zaffiro a simbolo del Redentore e della castità, tant'è che la Vergine Maria compariva più volte, nell'iconografia tradizionale, adornata di zaffiri. Nei secoli successivi questa pietra preziosa non perse il suo fascino, anzi, nell'alta società del 1800 lo zaffiro era la gemma preferita dalle nobildonne più raffinate.

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Lo smeraldo

Gemma dal fascino misterioso, lo smeraldo ha un valore assai elevato, pari a quello del rubino; è infatti una pietra rara, ambita in ogni parte del mondo e in ogni epoca, caratterizzata da liquida trasparenza e da una particolare luminosità. Caratteristiche principali - Il tipico colore di questa gemma è naturalmente il verde, completamente privo di qualsiasi gradazione tendente al giallo o al blu. Per questo motivo l'uniformità e l'intensità cromatica devono essere due caratteristiche irrinunciabili per uno smeraldo di grande valore. Sono presenti in minima parte, però, alcune tracce di ossido di cromo e di vanadio nel reticolo cristallino, che rendono lo smeraldo un minerale allocromatico, cioè di colorazione variabile (verde pallido, verde foglia, verde bandiera). Le inclusioni sono piuttosto frequenti, ma se non sono visibili ad occhio nudo vivacizzano la pietra; se invece la rendono troppo opaca il valore dello smeraldo è decisamente compromesso. Tipiche sono le inclusioni denominate "piume liquide", che testimoniano l'origine naturale della gemma e sono caratterizzate da minuscole gocce di liquidi. La pietra è in genere tagliata a forma rettangolare, con i vertici smussati, secondo il classico taglio a smeraldo. Particolarmente vulnerabile agli urti, questa delicata gemma richiede una grande attenzione per la sua fragilità, dovuta alla presenza di fessurazioni. I giacimenti principali si trovano in Colombia, ma anche in Brasile e, a partire dagli anni Cinquanta del nostro secolo, anche in Zimbabwe, in Zambia e in Italia, nella Val Vigezzo. Le origini e la storia - Il nome smeraldo proviene dal termine greco "smaragdos", che significa "pietra verde"; non a caso, in passato, tutte le gemme verdi erano denominate a torto "smeraldi", fino a quando, nell'Ottocento, ogni equivoco venne chiarito. In natura, infatti, si presenta sotto forma di prisma esagonale allungato. Nell'antichità, presso Egizi, Greci e Romani, lo smeraldo godeva di grande notorietà. Basti pensare che le più antiche miniere ditali pietre preziose furono probabilmente quelle del Mar Rosso in Egitto, noti come giacimenti di Cleopatra. Sfruttati, pare, fin dal 2000 a.C., fornirono gli smeraldi che adornavano i gioielli dei faraoni. In Grecia Aristotele attribuiva allo smeraldo poteri apotropaici, cioè era in grado di allontanare e di annullare influenze malvagie o demoniache; il filosofo lo definiva anche come efficace antidoto contro i veleni, le punture d'insetti e l'epilessia. Con la scoperta dell'America la circolazione degli smeraldi venne notevolmente favorita e ben presto la gemma verde per eccellenza arrivò in Europa. Tutto questo grazie soprattutto agli Aztechi e agli Incas, che sfruttavano il sottosuolo delle loro terre: i "chalchiutl", come li chiamavano, erano associati alla fertilità e al benessere, alla primavera e alla pioggia. In tempi più vicini a noi, la moglie dell'imperatore Napoleone III, Eugenia, fu talmente sedotta dal fascino dello smeraldo, che ne fece una tra le pietre predilette dell'Ottocento. È interessante, infatti, scoprire che a quell'epoca tali preziose gemme erano considerate i gioielli "ufficiali" delle donne sposate: lo attesta un giornale francese del 1821. Gli smeraldi famosi nella storia - Attualmente la maggior parte degli smeraldi di alta caratura e quelli più leggendari sono conservati al museo Topkapi di Istanbul, all'interno di una vasta collezione di gemme di forme e pesi vari. Sempre ad Istanbul, ma al Museo del Gran Serraglio è custodito uno smeraldo di 1400 carati, che adornava l'abito del Gran Sultano. Un blocco unico di cristallo ha dato origine ad una brocca di smeraldo di 2680 carati, che oggi si trova in Europa, al Museo di Storia dell'Arte di Vienna. Un collezionista si è assicurato, tra quelli che compongono il prezioso recipiente, lo smeraldo Moghul. dall'incredibile caratura (217,8 carati per l'esattezza): un lato contiene un motivo floreale, l'altro una preghiera araba incisa, risalente, pare, al XVII secolo. Altri smeraldi divenuti famosi soprattutto per il numero dei carati, sono custoditi oggi in Russia (Kakovin, 2226 carati) e a New York (Patricia, 632 carati).

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Il segreto dei mari più affascinante: la perla

Fin dall'antichità la perla ha rappresentato la gemma più affascinante e nel contempo la più misteriosa. E' regina assoluta tra le gemme ed è l'unica proprio perché nasce un mollusco. La vita della perla è quanto di più straordinario si trova in natura, per lei sono state fatte pazzie e si narrano storie e leggende incredibili sulla loro origine: da una romantica favola che fa nascere le perle dalle lacrime di una principessa innamorata del bellissimo giovane ma povero rinchiusa dal padre nella torre del castello alla storia più realistica del più antico collier di 216 perle ritrovate nel sarcofago di una regina persiana vissuta nel V secolo a.C. a Susa. Caratteristiche principali: come abbiamo già visto nel caso del diamante, anche per le perle esiste una scala in grado di sottolineare le sue più importanti caratteristiche. Questa volta si tratta però delle quattro "S", sempre dalle iniziali dei nomi inglesi: size - shape -shade - skin. Vediamole: Dimensione: per essere preziosa deve essere grande. Si misura in millimetri: di solito una dimensione ragionevole si aggira tra i 7 e i 9 mm, anche se ovviamente il costo è molto alto Forma: la perla si presenta in natura in diverse forme, ma se è rotonda, o meglio, sferica, è sicuramente più pregiata. E' anche vero però che qualche forma irregolare può conferire valore alle perle, come, ad esempio, quelle a goccia o quelle barocche. Colore. il colore va dal bianco, al rosa, all'argento, ma possono essere anche dorate, verdi, blu, grigie e nere. Qualunque gradazione deve però essere uniforme: per accertarsi di questo basta metterle su una superficie bianca e illuminarle con lampade prive di raggi ultravioletti. Le perle più richieste sono, ad ogni modo, quelle con tonalità tendenti al rosa, al bianco e all'argento. Pelle: si tratta della superficie, che deve essere levigata, con meno imperfezioni possibile. Inoltre, il suo valore aumenta tanto più diminuiscono le irregolarità: una perla pregiata non può quindi essere molto grande, poiché aumento delle dimensioni significa anche aumento delle imperfezioni. Ciò che caratterizza la perla è appunto la sua misteriosa luminosità che l'avvolge; questo fenomeno si chiama "oriente" ed è l'insieme degli effetti di luce lunari iridescenti che la rendono unica rispetto a tutte le altre gemme. Le perle naturali sono rarissime, basti pensare che le esistenti sono solo quelle che si tramandano di generazione in generazione e quelle che si trovano oggi sul mercato sono per il 99% coltivate. La differenza tra le due è individuabile esclusivamente attraverso i raggi X.. Entrambe hanno origine dal mollusco, ma mentre la perla naturale risulta da un'azione di autodifesa che l'ostrica attiva alla presenza di un corpo estraneo che non riesce ad espellere, formando così una splendida gemma, quella coltivata è creata dall'azione dell'uomo, che introduce un nucleo, ossia un corpo estraneo, nel mollusco. Attualmente il 99% è costituito da perle coltivate. I maggiori giacimenti si trovano nel Golfo Persico, nel Mar Rosso, ma anche intorno all'isola di Ceylon, sulle coste dell'India, in Australia, in Cina, nelle Filippine, ai margini della barriera corallina. Le origini e la storia - Si possono formulare più ipotesi a proposito dell'etimologia della parola "perla": potrebbe derivare dal latino "perula" e riferirsi alla caratteristica forma a pera, oppure da "perna" e alludere al nome di un mollusco produttore, o infine da "sphaerula", che significa "piccola sfera". Esistono tre tipi di perle principali: le giapponesi, molto apprezzate e conosciute, le australiane, di maggior grandezza e valore rispetto alle precedenti e le tahitiane o polinesiane, di notevoli dimensioni e di estrema rarità. I mercanti trasportavano le perle in Occidente dall'Oceano Indiano fin dall'antichità: qui godettero ben presto di molti favori, fino ad arrivare all'epoca cristiana, in cui nacque una vera e propria passione per le perle, dal momento che queste gemme rappresentavano, per il loro candore, il Salvatore Gesù Cristo. Simbolo di verginità, la perla è sempre stata associata al matrimonio, dai tempi del Cantico dei Cantici, in cui è paragonata alla sposa. Le perle famose nella storia - Da sempre le perle sono oggetto di desiderio e di lusso, come dimostra la storia. Al X secolo d.C. risalgono 960 perle utilizzate per adornare il mantello di Carlo d'Orlèans; splendide e grandi perle appartennero anche a Caterina de' Medici in epoca molto più tarda, intorno alla metà del 1500, che successivamente passarono alla grande Elisabetta I d'Inghilterra. La perla d'Asia appartenne all'ultima imperatrice cinese e pesava 2400 grani, ma non è certo il luogo in cui sia conservata oggi: si dice in un museo cinese, o presso una banca londinese. E' talmente pesante che non è mai stata indossata da alcuno. Ma la perla più grande e con la forma più sferica, è quella denominata Pellegrina, pescata nel 1912, conservata attualmente al Museo di Mosca. Infine, la Croce del Sud venne pescata nel 1886 sulle coste dell'Australia, formata da nove perle disposte a guisa di croce; oggi fa parte dei gioielli della Corona d'Inghilterra. Consigli per gli acquisti - E' molto importante imparare la differenza tra perle naturali/coltivate e quelle false chiamate comunemente "perle di Majorca". Queste ultime hanno una superficie perfettamente levigata, lo stesso cromatismo, un leggero gonfiore della vernice vicino ai fori, l'assoluta mancanza della calda ed impalpabile luce che emana spontaneamente una vero e proprio tesoro dei mari.

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